Torna alla pagina della famiglia.
Torna alla pagina precedente.
Vittorio Quesada

Arma personale di Carlo Vincenzo Quesada di San Sebastiano, sec. XIX.

Data Nascita10-08-1864
LocalitÓ NascitaSassari
PaternitÓIgnazio Quesada
MaternitÓnobile Maria Rita Roberti Nin
Stato Civileconiugato, a Cagliari nel 1895, con donna Maria Lostia dei Conti di Santa Sofia
DiscendenzaCarlo, Orazio
RamoRamo dei marchesi di San Sebastiano
Titolo Nobiliarecavaliere, nobile, don, 3░ conte di San Pietro di Scano e 4░ marchese di San Sebastiano
Altri Titoli
Professione
Data Mortegennnaio 1932
LocalitÓ MorteCagliari
NoteDon Vittorio nacque a Sassari il 10 agosto 1864 da Ignazio Quesada Amat, figlio di don Carlo Vincenzo Quesada Arborio Mella, I░ marchese di San Sebastiano e di donna Adelaide Amat Manca dei marchesi di Villarios, e da donna Rita Roberti Nin, figlia di don Edmondo Roberti di San Tomaso e di donna Luigia Carcassona.

Compý gli studi nella sua cittÓ natale e nel 1887 si laure˛ in giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode; immediatamente dopo esercit˛ l'avvocatura assieme ai colleghi Angioi e Delitala. Si spos˛ a Cagliari, divenuta ormai il centro dei suoi interessi, il 28 ottobre 1896 nella chiesa della Purissima, con la nobile donna Maria Lostia Grixoni dei conti di Santa Sofia. Dalla loro unione nacquero Carlo e Orazio.

La sua formazione fu indubbiamente influenzata dalle virtuose tradizioni familiari come pure dagli insegnamenti ricevuti nelle sue assidue partecipazioni alle conferenze vincenziane di cui sarÓ presidente a vita del Consiglio Particolare. Vittorio Quesada ebbe in dono un animo soave schiuso al bene e dedic˛ tutta la sua vita al vantaggio del prossimo. Anche quando la sua casa fu oggetto di afflizioni ingiuste mai si lament˛ dei beni perduti, rimanendo sempre incline verso i bisognosi. Certo, nella borsa dei poveri non potÚ deporre nŔ oro nŔ argento ma con la virt¨ dell'esempio, con la nobiltÓ del gentiluomo e con la delicatezza della caritÓ seppe infondere coraggio e viva speranza in coloro che, soprattutto miseri e sofferenti, gli si avvicinavano. Fece del bene a tutti cercando di alleviare le sofferenze degli afflitti e dei diseredati ora come membro ora come presidente della Congregazione del Santissimo di Castello, della Congregazione del Santissimo Sacramento della Marina, della Congregazione dei Siciliani, del Santissimo di Stampace, dell'Arciconfraternita del Santo Monte di PietÓ e governatore della chiesa di San Giuseppe; e ancora, nella societÓ di patronato per i liberati dal carcere, nella Cassa Carlo Felice, nell'Ospizio di San Vincenzo de' Paoli, nell'Asilo della Marina e Stampace e nella Congregazione di CaritÓ. Era sempre pronto a infondere ai tribolati il coraggio di confidare nell'avvenire in una CittÓ che celava sacche di miseria molto pi¨ estese di quanto non si credesse. Vittorio Quesada aveva una religiositÓ profonda che alimentava giorno dopo giorno con la meditazione e la preghiera.

La sua operositÓ non pass˛ inosservata al Papa Pio X il quale, poco dopo essergli stata conferita la carica di presidente della Giunta Diocesana, lo annover˛, il 16 febbraio 1911, fra i suoi camerieri segreti di cappa e spada con regolare servizio d'anticamera pontificia. Il Papa Benedetto XV gli conferm˛ l'incarico e altrettanto fece Pio XI; quest'ultimo gli conferý anche la commenda di San Gregorio Magno, classe civile. Il marchese Quesada era insignito di altre onorificenze: della croce di benemerenza d'argento per il giubileo dell'anno santo 1925; della medaglia d'argento per i benemeriti del giubileo del Santo Padre Pio XI; della croce di ufficiale della corona d'Italia e della croce di cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Ma rimase sempre l'amico dei poveri, una persona priva di superbia, una persona semplice.

Fu anche un buon giudice esercitando l'ufficio di conciliatore per oltre un trentennio e spesso riusciva a convincere i creditori a usare la mano leggera verso i debitori impotenti per assoluta impossibilitÓ finanziaria a far fronte ai pagamenti. Ovunque trov˛ modo di mostrarsi cattolico militante e pronto a schierarsi per difendere la sua Fede anche quando cominci˛ ad interessarsi di politica partecipando attivamente alla vita del quotidiano "La Sardegna Cattolica", giornale strettamente legato alla Curia, fondato nel 1896 dal conte Enrico Sanjust di Teulada. Infatti, dimostr˛ non soltanto fermezza di carattere ma anche un fervido attaccamento al cattolicesimo osservante proprio nel momento in cui a Cagliari, come pure nel resto dell'Isola, prendevano piede le correnti democratiche cristiane e l'incipiente marxismo. Si era spogliato di tutto, anche della tomba di famiglia che volle donare a coloro che si erano immolati per la patria. Morý il 21 marzo 1932 e pochi giorni prima espresse il desiderio d'essere sepolto da povero. Riposa nel cimitero di Bonaria nella cappella della Congregazione del SS. Sacramento della Marina: una semplice lastra di marmo con inciso il suo nome e basta.

Ritratti di famiglia